mercoledì 24 luglio 2013

Appello a musicisti e melomani: quante sono le 7 note? #domandepazze #musica

Correggetemi se sbaglio. Le sette note in realtà sono almeno dodici, come ben sa ogni appassionato di dodecafonia. In particolare sono dodici i suoni sulla scala di ottava, quella fondamentale della nostra tradizione musicale. Se poi si vuole essere pignoli le note sono in realtà infinite, passando nelle varie ottave. Come infiniti sono i suoni. E per alcuni, come i tedeschi, le note sono 8. 
Per nota si intende sia il segno grafico tradizionale, sia il singolo suono stesso, la tonalità. Le note si identificano anche in base alla frequenza, e le note che hanno frequenza pari a multipli interi rispetto alle altre sono simili, e l’ottava è l’intervallo tra questi suoni. Ragioni storiche e abitudine acustica hanno portato a usare questo intervallo dell’ottava come la struttura portante della musica occidentale e nella scala diatonica si è diviso questa ottava in toni e semitoni. Quest’ultimo elemento è quello decisivo per mostrare che le note non sono poi solo sette. Le famose sette note infatti non sono di uguale misura, ma sono cinque di un tono e due di un semitono. Infatti ad esempio i tasti di un’ottava sul pianoforte non sono sette, ma ci sono anche quelli neri. Le note di un tono si dividono in due semitoni, a questo servono diesis (note più alte di un semitono rispetto a quella di cui si prende il nome) e bemolle (per note più basse di un semitono), e quindi le sette note ineguali di un’ottava in realtà sono costituite da dodici semitoni uguali. Che sono i veri suoni, cioè le vere note.
Le classiche sette note Do Re Mi Fa Sol La Si sono gli elementi tradizionali solo della scala diatonica, quella tradizionale e la più usata. La scala cromatica invece si divide in dodici elementi equidistanti fra loro, ed è per questo perfettamente simmetrica e rimane identica a se stessa a prescindere dalla nota di partenza.
Non è poi così chiaro com’è che si fissò il numero di sette note. In Germania, dove le note secondo l'uso anglosassone vengono chiamate con le lettere, la B viene usata per indicare il Si bemolle, e la nota Si corrisponde all’H. Cosa che peraltro porta ad 8 le note, invece che 7.
Nel Medioevo Guido d’Arezzo avrebbe dato un “nome proprio” alle sette note diatoniche utilizzando a scopo mnemonico l’inizio dei versi dell’inno a San Giovanni Ut queant laxis. Solo nel XVI secolo l’ultima nota riceve il suo nome definitivo di SI dalle iniziali di Sancte Iohannes. Mentre nel XVII l’UT iniziale venne sostituito dal DO su iniziativa di Giovanni Battista Doni, mentre in Francia si usa ancora l’ut come prima nota.
Osvaldo

Nessun commento:

Posta un commento